Sanificare lo studio odontoiatrico con l’ozono

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Alla luce delle evidenze che dimostrano l’eccellente capacità battericida di questo gas attivo, ed essendo tecnicamente impossibile sanificare lo studio con le consuete procedure, l’utilizzo dell’ozono diffuso in tutti gli ambienti costituisce una possibilità straordinaria.


Fino ad oggi si riteneva che il metodo principale di trasmissione del Coronavirus fosse attraverso il “droplet”, ossia le goccioline espulse dalla bocca. Le attuali evidenze scientifiche stanno invece dimostrando che il coronavirus potrebbe essere trasmesso attraverso l'aerosol, il quale resta nell’aria molto più a lungo rispetto alle goccioline e che su alcune superfici, come l’acciaio e la plastica, rimane depositato ben oltre le 24 ore.

Per questo, nella fase di ripresa delle attività odontoiatriche, sarà di primaria importanza ridurre la nebulizzazione extraorale, limitando al massimo gli strumenti rotanti con una elevata capacità di nebulizzazione, utilizzando la diga di gomma, oltre ad arieggiare l’ambiente tra un paziente e l’altro. Ma in ogni caso, pur adottando le misure di sicurezza con la massima attenzione, inevitabilmente a fine giornata la qualità dell’aria dello studio non sarà “salubre”.

In questo particolare frangente, si può ritenere che l’applicazione nello studio odontoiatrico dei dispositivi per la purificazione dell’aria e degli ambienti basate sull’emissione di ozono possa essere un valido aiuto nel contrastare la diffusione delle infezioni.

L’ozono ha mostrato una maggiore efficacia rispetto ad altri sterilizzanti, poichè è in grado di abbattere ben 166 tra virus e batteri, come Salmonella, Escherichia Coli, Legionella compreso i Coronavirus. Grazie alla sua capacità di ossidazione, l’ozono uccide i batteri attaccandone le membrane protettive ed è anche in grado di penetrare nelle strutture interne dei virus, impedendone la replicazione.

 

Potenziali meccanismi mediante i quali la terapia dell'ossigeno-ozono (02-O3) potrebbe contribuire al trattamento contro i Coronavirus

Sulla base di numerose evidenze scientifiche che dimostrano le differenti proprietà dell’ozono (O3) (revisione in Scassellati et al., 2020), c’è un consolidato supporto scientifico che la terapia dell’ossigeno-ozono (O2-O3) potrebbe rappresentare un trattamento efficace contro il COVID-19. Oltre ad aver dimostrato che il nostro sistema immunitario produce O3 da parte degli anticorpi per attivare la loro capacità battericida (Babior et al., 2003; Lerner ed Eschenmoser, 2003; Wentworth et al., 2002), ulteriori studi dimostrano il ruolo di O3 come potente anti-patogeno verso batteri (Giuliani et al., 2018), ma anche virus, funghi, lieviti e protozoi. Per quanto riguarda i virus, O3 danneggia, attraverso il processo di perossidazione, il capside virale e interrompe il ciclo riproduttivo impedendo il contatto tra il virus e la cellula. Numerosi studi supportano la sua attività antivirale. Per esempio, un recente lavoro (Ohmine, 2005) ha evidenziato come O3 possa inattivare sia ceppi virali con envelope [herpes simplex di tipo 1 McIntyre (HSV-1), ceppo vaccino Elstree (VAC), virus della stomatite vescicolare Indiana (VSV), influenza A (H1N1) A/WS/33], che privi di envelope [adenovirus umano tipo2 (Ad2)]. Dopo ozonizzazione, HSV-1 e VSV hanno perso fino a 6 log10 di particelle infettive in 15 minuti, mentre VAC e influenza A fino a 5 log10 in 40 minuti e 30 minuti, rispettivamente. Ad2 ha perso fino a 5 log10 in 60 min. Le concentrazioni di Malondialdeide (MDA), un sottoprodotto della perossidazione, risultavano inversamente correlate con l’infettività del virus, dato che le concentrazioni di MDA aumentavano con l’aumentare del tempo di esposizione del virus all’O3. Le immagini al microscopio elettronico a trasmissione di Ad2, HSV-1, VAC e VSV hanno confermato i drastici cambiamenti morfologici risultanti dopo il trattamento con O3. (Fonti: SIOOT - Società Scientifica di Ossigeno Ozono Terapia - Rivista Scientifica ufficiale Ozone-Therapy).


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