Covid: l’appello sulle fonti di contagio

Un anno dopo lo scoppio della pandemia che ha cambiato il mondo, ci si continua a concentrare molto sulla pulizia. Ma non è la ricetta giusta.

"Quindi la precauzione di aprire le finestre spesso ed essere attenti al ricambio d’aria è una di quelle che dovrebbero aggiungersi all’igiene delle mani, alle mascherine e al distanziamento, diventando un’altra costante della nostra nuova vita."


Come ci si è comportati finora globalmente per ridurre il rischio di contagio? Bene, ma forse è stato un po’ perso di vista il focus. Sembra suggerire questo un articolo comparso sulla rivista scientifica Nature che dà importanti suggerimenti sulla gestione presente e futura della pandemia.

L’articolista parte da un dato: la principale fonte di contagio da Coronavirus, cioè il droplet e la via aerea. Nel tempo, tutti hanno a poco a poco familiarizzato con questo termine tecnico: si tratta delle goccioline di respiro che fuoriescono dalla bocca quando si parla, specie a volume alto, si tossisce o si starnutisce. Il virus si trasmette agli altri principalmente per questa strada.

Eppure molti sforzi vengono generalmente concentrati sulle sanificazioni degli ambienti. Questo perché un altro dato di cui si è venuti a conoscenza, in un anno di emergenza sanitaria, è che il Covid-19 è perfettamente in grado di attaccarsi alle superfici, anche a quelle toccate più di frequente, come le maniglie delle porte, i pulsanti, le scrivanie, gli schermi degli smartphone.

Molti gli studi che hanno esaminato proprio questo aspetto, passando in rassegna perfino le varie tipologie di superficie, nel tentativo di stilare la classifica di quelle più a rischio contaminazione, o meglio quelle in cui il Covid si sofferma più a lungo. Per esempio pare che su quelle lisce le tracce di virus restano meglio, rispetto a quelle porose o irregolari.

Da qui una delle raccomandazioni principali che rimane valida, cioè quella di lavare frequentemente le mani e di non portare le dita agli occhi o alla bocca. Il virus, trasmesso alle mani per contatto, potrebbe passare alle mucose e dunque infettare. Ma non viene tenuto presente un fatto: questa modalità di contagio è possibile, ma è certamente più rara rispetto all’infezione trasmessa via droplet o aerosol. È questo il modo in cui, generalmente, si contrae l’infezione.

Se anche tracce di Coronavirus restano su suppellettili e scrivanie, non è detto che abbiano una carica infettiva tale da contagiare. Per questo motivo, consiglia Nature, sarebbe bene fare attenzione più all’aerazione dei locali, per esempio, dal momento che è molto più plausibile che ci si possa contagiare all’interno dello stesso ufficio, specie se non si rispettano regole come il distanziamento sociale o l’uso delle mascherine.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda di «evitare di toccare le superfici, specialmente in ambienti pubblici perché qualcuno con il Covid potrebbe averle toccate prima e di pulire regolarmente le superfici con disinfettanti standard». Consigli ancora pienamente validi. Ed era anche normale che le prime indiziate, come vie di contagio, potessero essere le superfici, perché è noto che i virus, i batteri e i funghi le contaminino.

Ma dopo un anno di emergenza Covid, il quadro è cambiato. Una lunga serie di studi ha dimostrato la rarità dei contagi da superficie; altrettanti hanno evidenziato il ruolo da protagonista del droplet. Quindi? Quindi la precauzione di aprire le finestre spesso ed essere attenti al ricambio d’aria è una di quelle che dovrebbero aggiungersi all’igiene delle mani, alle mascherine e al distanziamento, diventando un’altra costante della nostra nuova vita.

«La ricerca sul virus e sul Covid-19 – si legge su Nature – si muove rapidamente, quindi le agenzie di sanità pubblica hanno la responsabilità di presentare informazioni chiare e aggiornate che forniscano ciò di cui le persone hanno bisogno per mantenere se stesse e gli altri al sicuro». Un appello in piena regola all’Oms e a tutte le autorità sanitarie perché non si trascuri il problema numero uno.